E' finita la scuola.
E non me ne rendo ancora conto.
E' finita la scuola.
No, per me non lo è.
Ancora due settimane.
E poi sì, che cominciano le vacanze.
La terza media...
mi sono divertita un sacco, è passata in un lampo sul serio: l'estate scorsa mi sembra ancora appena passata, sarà che è stata tanto intensa da rimanermi impressa fissa nella mente, sarà che è accellerato il tempo... non lo so cosa... ma sul serio: mai passati nove mesi tanto veloci... forse sono stati troppo veloci e non m'han lasciato il tempo di vivere ciò che volevo vivere. Io volevo vivere l'amore... e non ne ho avuto forse il tempo, forse semplicemente non ce ne sarà mai abbastanza di tempo... forse il mio amore mi cercherà fino a quando morirò e non mi troverà mai.
Ho avuto tanti amici quest'anno: sono diventata quasi popolare, tutta la scuola sa almeno il mio nome, per i corridoi mi salutavano sempre tutti. Mi sono sentita circondata di gente e neanche tante volte sola, mi sono sentita addirittura amata. Ho rimpreso contatti con gente che non sentivo da anni e ne ho presi di nuovi.
Mi sono nnamorata, mi sono innamorata e l'ho gridato al mondo, che però m'ha sentito solo come un sussurro. Lui m'ha cominciata a conoscere, lui m'ha illusa e m'ha rovinata.
Ho sorriso tanto, ho sorriso quando un amico piangeva e quando mi offrivano la loro merenda a ricreazione, ho sorriso quando ricevevo delle scuse, ho sorriso per far pace dopo un litigio.
Non ho pianto tanto, questa è la grande differenza: negli anni passati miliardi di lacrime han bagliato il mio cuscino e quest'anno forse mi sentivo più realizzata e più qualcuno, non ho pianto tanto. Certo i mei momenti di tristezza intensa li ho avuto, quando sono rimasta tutto il pomeriggio chiusa in bagno ad ascoltare l'mp3 e a piangere e poi sono venuta a raccontare tutto qui (il post si chiama 'bellissima ragazza' che non gli piace e allora fammi piangere e uccidimi, del 14 aprile e forse non è piacevole da leggere), quando sono tornata a casa da scuola e sono salita in camera e piangere e a scrivere cosa provavo su un foglio sfolazzante, sì, ho pianto, ma se devo confrontare, ho pianto poco.
Ho conosciuto forse un po' meglio il mondo dei boys, forse gli sono diventata quasi amica, la mia spalla ha fatto da appoggio a tante braccia maschili, la mia fronte è stata accarezzata dalle loro mani, mi hanno abbracciata e solevata da terra. Ho scoperto che sanno essere anche carini, ma che tutti, ma proprio tutti, hanno la fissa del sesso.
Per qualche tempo m'han fatto credere di essere bella, me l'ha detto in tanti, ma sempre solo bella e non mi piaceva.
Ho ricevuto molte delusioni, fortuna che le amiche e gli amici m'han tirato su il morale.
Sono stata crudele, ho contribuito all'isolamento di una compagna con cui sono sempre stata d'accordo: avea limonato con troppa gente e io ne ero invidiosa, sì, lo dico senza timosi, ero e sono invidiosa, invidiosa di lei e della sua faccia da culo, per non è bella per niente, non è bella, ma piace.
E questo è l'anno in cui, sebbene rimanendolo, sono uscita di più dalla mia timidezza, ho risposto a chi mi criticava e ho risposto a chi mi faceva un complimento, per me anche solo sorridere vuol dire non essere proprio del tutto timida. Ma so che comunque lo sono rimasta e lo rimarrò sempre è il mio peggio difetto, e non posso, non riesco a privermene. Adesso però con la chiara, non la stiamo più chiamando timidezza: noi non siamo timide, siamo sfuggenti...
Ho creduto nei miei sogni, c'ho creduto fino in fondo, ho creduto che ogni cosa fosse possibile, e sapevo he sbagliavo, ma ho preferito continuare a crederci.
Ho dovuto scegliere, scegliere quello che chiamavano il mio futuro.
E soprattutto negli ultimi giorni, sentivo parlare di per sempre, 'è l'ultima mensa di sempre' 'l'ultima ora di tedesco di sempre' 'l'ultima giornata con i miei amici di sempre'
Sì, perché anche questo capitolo è tempo di chiuderlo, è tempo di mettere insieme la mia roba e di partire per l'ignoto.
Non starò mai più con i miei amici che ho sempre connosciuto: in questo paese s'è un asilo, una scuola elementare e una media, io i miei amici me li trascino dall'asilo, li ho sempre conosciuti e adesso dovrò ricominciare tutto, tutta da capo, ricominciare per la prima volta, non so se ne sarò capace.
Medie addio: davvero tre anni indimenticabili, i migliori di sempre, è alle medio che cominci a capire chi sei, almeno è quello che dicono, e io l'ho capito? non ancora del tutto... allora fatemi rimanere un'altro po' qui, qui nella mia vita di sempre.
E pensare che in prima le medie non le capivo... non capivo il loro senso... non le capivo.... tre anni mi sembravano pochi, non mi sembravano neinte. Uno per conoscersi, uno per viversi e uno per dirsi addio, pensavo che ci entravi e non facevi tempo a cominciare a capire che già uscivi, non le capivo proprio. A distanza di tre ani, mi guardo indietro alla valeria di allora, che non sapeva ancora niente di sè, che non era nessuno, aveva una personalità tanto vuota e una popolarità così bassa... oggi mi sento più realizzata, sono una io, ho le mie idee su tante cose e se non le ho vuol dire che non penso niente in quell'ambito, e la gente sa chi sono e fra un po' lo sapranno anche quelli che ancora non sanno dela mia esistenza, sì è questo il mio sogno: pubblicare il mio libro, la storai che sto scrivendo da un anno e qualche mese, una storia di adolescenti costretti a vivere qualcosa tropo grande e importante per loro, costretti a fare in poco scelte che varranno per sempre, le loro scelte, io le mie le ho fatte.
E adesso saluto tutti e li ringrazio, grazie per questo fantastici tre anni, grazie per avermi fatta sentire come mi avete fatta sentire, spesso migliore di quello che sono, grazie a voi tutti, grazie... e addio: lo so, lo so, sono la prima che dice che non bisogna essere tristi, che mica aniamo sulla luna, ma che cambiamo solo scuola, ma è vero: questo è un'addio, perché quando si comincia qualcosa di nuovo si deve sempre chiudere quel qualcosa di vecchio che l'ha preceduto. E cambierà tutto e i rapporti rimarranno ma non saranno mai più gli stessi.
La mattina prendevo la corriera appena fuori da casa, le vecchiotte spingevano sempre tanto per scendere alla fermata prima di quella della scuola, e siccome noi eravamo gli ultimi a salire ci toccacva sempre stare in piedi e scendere per lasciar spazio alle vecchie, poi risalivamo e arrivavamo a scuola.
Scendevo dalla corriera e aspettavo che scendessero anche le mie amiceh così facevamo quel breve tratto di strada assieme.
Quando scendevano le solite domande "hai studiato?" "ma oggi c'è la verifica? io non lo sapevo"
E arrivavamo al nostro cortile d'asfalto, passando davanti al gruppo dei ragazzi e cercando di non guardarli, e arrivavamo sul metro quadro che avevano assegnato alla nostra classe e ripetevamo le ultime cose, con i libri aperti in mano, ma gli occhi altrove.
Le prof venivano sulla porta della scuola, e tutte le volte noi ci incazzevamo perché potevano pure fare quei 10 m in più e venire fino al nostro posto, invece non li facevano e si lamentavano pure perché non li vedevamo alla porta tra l'ammasso di prof.
Salivamo le scale e c'era sempre un gran casino, nenache si riusciva a sentirsi da due metri, le medie erano al secondo piano e per arrrivarci dovevamo passare davanti all'ufficio del preside, quando questo veniva sulla porta tutti si sussurravano "il preside" "il preside" ma il casino era tale a quello di sempre,
Arrivati in classe poggiavamo le nostre cartelle, ci sedevamo ai nostri banchi, che ci assegnava la prof ogni mese circa. E assistevamo alla lezione. Quante dormite fatte su quei libri presi a presito, tutti rovinati e strappati da qualche alunno che li possedeva prima di noi. Sui miei banchi ci scrivevo sempre qualcosa, una frase carina in inglese (così che se sbagliavo nessuno se ne accorgeva) o un banale pensieo, come quello che avevo scritto nel banco in cuio sono stata l'ultimo periodo, ero incazzata perché mi aveva cambiato di posto e questo nuovo non mi piace, c'ha scritto 'banco di merda' e quella frase in stampatello sta ancora là.
Al cambio d'ora io ero una di quelle che si precipitavano sempre in bagno, fine d'ora, bagno e inizio ora nuova. C'erano sempre anche quelle di seconda, ci sedevamo sul davanzale, guardavamo dalla finestra e parlavamo, alcune volte la prof entrava in classe e non ci trovava, veniva in bagno a prenderci e ci faceva la predica.
A ricreazione sempre in cortile, quel cortile vuoto e squallido, in cui ci si proibiva ogni cosa, potevamo solo stare lì in piedi a chiacchierare, e quante chiaccheirate... sempre almeno una volta a ricreazione salivamo in bagno, sì, lo so, sempre in bagno... era il nostro diversivo per cambiare aria e ci inventavamo sempre le scusa più assude "ma prof, me la faccio nei pantaloni" "ma prof, mi sono arrivate" "ma prof, mi si sta per aprire il cardias" "ma prof..." e gli occhi dolci che non funzionavano quasi mai, le prof ci facevano fare la coda, ma appena spostavano lo sguardo tutti correvano su per le scale tra mille risate e di sotto le urla della prof di turno.
In bagno trovavamo le 'affezzionate' quelle che ci passavano tutta la ricreazione, erano tipe un po' sfigate e isolate dal resto della scuola, ma le salutavamo sempre.
Alla fine della ricreazione venivano i prof a prenderci, a volte si dimenticavano o erano in ritardo e tutta la classe se ne stava in cortile, chiusa fuori, dato che la porta si apriva solo dall'interno.
E mentre salivamo le scale come classe la prof "state sulla destra" e tutti perfettamente schierati sulla destra, poi si voltava e occupavamo la sinistra, si rigirava e ci faceva riscendere le scale e salire 'in una maniere più adegnata'... quante volte le abbiamo fatte quelle scale, avanti e indietro...
Quando suonoava il campanello della fine della 5 ora, che segnava libertà il caos più totale
"ragazzi aspettate la prof" ma eravamo tutti già in cortile....
e fuori dal cancello ancora parole
"ma allora ci vediamo oggi poemriiggio alle 3?"
"no, no, alle tre soono dal dentista, fai 4"
"ok, alle 4, ma dove?"
"in biblioteca"
"in biblioteca??? no, no, facciamo alla fontana"
"no, alla fontana no, è troppo vicina all'oratorio e non voglio vedere quel tipo perché abbiamo litigato"
ahah... quanti progetti che ha origliato quel cancello verniciato di verde
poi salivamo in corriera e passavamo davanti ai ragazzi che tornavano a casa a piedi, allora sempre incollate al finestrino, non potevamo privarci di loro per quei tre secondi...
il mercoledì e il venerdì stavamo a scuola anche il pomeriggio e allora passavamo il pranzo in mensa, la mensa... è dalle elementari che la odio, da quando la maentra mi obbligava a svuotale tutto il piatto, odiosaaaa, le avevamo studiate tutte per non mangiare: buttare sotto al tavolo, sotto al piatto, nascondere nel pane e poi ricoprirlo di mollica... di tutto, io rimanevo sempre l'ultima in mensa, avanzavo gli spianaci, i cavolfiori o quello che c'era che non mi andava e salivo dicendo che avevo finito tutto, a volte non mi credevano, andavo a controllare e trovavano tutto nel piatto ormai freddo, mi facevano la predica e poi mi lasciavano andare a ricreazione...
ma alle medie no, se una cosa non mi piaceva non la prendevo proprio, le cuoche, no, non le cuoche, una cuoca, la più gallina di tutte (aveva anche i capelli da gallina, anzi da pulcuno erano), ci urlava sempre dietro, forse la provocavamo, ma vederla incazzata era troppo uno spasso e poi non ci faceva paura, non ci avrebbe mai messo note, mai messo un non, non mi faceva paura.
A ricreazione il pomeriggio al parco, ad ascoltare l'mp3 su una panchina o a circumnavigarlo venti volte chiacchierando e sfottendo i bambini delle elementari. Quest0anno la ricreazione del pomeriggio l'hanno allungata di mezz'ora e abitutati com'eravamo, a volte ci pareva eterna...
Le ore del pomeggio eravamo morti, ma proprio morti, nessuno che fiatava, tutti dormivano, il caldo che entrava dalle finestre mi steneva ancora di più...
Alla fine della scuola alle quatro e mezza, quante attese, aspettavo la frase dell'omar "fuori dalla scuola c'è il manuel che mi aspetta" e volevo essere la prima a scorgerlo e quando non c'era andavo in paranoia.
Spesso il mercoledì tornavo con la chiara e parlavamo di tutto.. il venedrì tornavo con la svitlana e parlava lei, ma a me piaceva ascoltarla...
Questa era la mia vita, le mie abitudini, adesso non n'è rimasto niente...
mercoledì 11 giugno 2008
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1 commento:
ciao cara, la nuova foto mi piace tanto tanto tanto tantissimo tantissimo...
le abitudini cambieranno ma tu rimarrai sempre unica e piena di rispetto nei tuoi confronti perché nessuno penserà mai a te quanto solo tu puoi fare per te stessa...
promettimelo che sarai così matura...
buona giornata
p.s. è bello che anche a quel cretino di testa fresca vada male qualcosa...
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